LA BASILICA ULPIA

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La Basilica Ulpia, parte del Foro Traiano, si apriva sulla sua piazza con tre ingressi e con una facciata coronata da un attico decorato con fregio. L'interno era diviso longitudinalmente in cinque navate e svolgeva funzioni commerciali e giudiziarie. Sui lati minori si aprivano due grandi absidi, in uno dei quali erano state trasferite le funzioni che in precedenza si svolgevano nell’Atrium Libertatis, sede dell’archivio dei magistrati Censori ed edificio dove si eseguiva la cerimonia di manomissione, con cui gli schiavi ottenevano la libertà e la cittadinanza, con gli annessi diritti civili e politici.

Nella fase tarda del periodo romano abbiamo una serie di informazioni che indicano la continuità di vita di questo monumento: diciannove leggi del Codex Theodosianus furono promulgate in questo Foro tra il 319 e il 451 d.C. All’interno del Foro di Traiano, ai summi viri, venivano tributati onori con l’erezione di statue, come dimostrano le numerose basi, come quella rinvenuta proprio nella Basilica Ulpia sotto Palazzo Roccagiovine e datata tra il 440 e il 447 d.C. Questa base reca incisa parte di un’iscrizione in cui l’imperatore Valentiniano III dà disposizione al praefectus urbi di collocare una statua di bronzo dorato in quel celebre luogo, per onorare un personaggio vivente di cui non è rimasto il nome Per via della sua maestosità il complesso traianeo rimase in vita molto più a lungo rispetto agli altri grandi complessi imperiali e venne distrutto dal terremoto dell’anno 801, le cui tracce sono visibili all’interno degli scavi accessibili da FOROF.

La tessitura della pavimentazione della Basilica Ulpia e l’alternanza dei tipi di marmo, ricostruiti grazie ai lavori svolti, hanno permesso di comprendere come la zona dell’esedra doveva avere infatti una tessitura di lastre rettangolari che delimitavano una serie di quadrati con inseriti alternativamente cerchi e quadrati minori, esattamente come doveva avvenire nel troncone centrale della Basilica. La zona del colonnato presentava un’alternanza regolare di lastre rettangolari di giallo antico e pavonazzetto posizionate asimmetricamente fra di loro. Ai lati delle colonne invece era posta una fascia di marmo verde africano. Le basi di colonna erano inserite nel tracciato geometrico del pavimento. Infine, è stato portato in luce, perfettamente conservato, uno dei quattro grossi tondi che dovevano essere posti ai vertici delle due navate più esterne.